RISCHIO BIOLOGICO: MISURE PREVENTIVE E VALUTAZIONE DEL RISCHIO
Disponibili in rete alcuni documenti prodotti dall’Università degli Studi di Roma Tor Vergata sul rischio biologico. Le definizioni, le misure tecniche, organizzative e procedurali, la valutazione del rischio e la bioprotezione.
Secondo il documento dell’Università la valutazione del rischio biologico si dovrebbe articolare in due momenti: la valutazione del pericolo e la valutazione del danno. Il problema è che la stima della pericolosità e della dannosità degli agenti biologici “risente di limiti conoscitivi”:
- “varietà e ubiquitarietà delle specie batteriche e virali aerodisperse;
- molteplicità e varietà della risposta adattativa o immunitaria dell’organismo umano ospite;
- mancanza di sicure relazioni dose-risposta (in termini di entità di contagio-infettività) per i microorganismi di maggior interesse infettivo logico”.
E non è dunque sempre possibile:
- “definire dosi che abbiano funzione di soglia per discriminare tra condizioni di presenza o assenza di rischio;
- conoscere, ad una certa entità di esposizione, qual è la frequenza di danno nel gruppo di soggetti esposti”.
Comunque laddove “il pericolo di esposizione non è presente come condizione intrinseca nel ciclo produttivo, ma nasce come evento accidentale più o meno prevedibile e legato alle caratteristiche di lavoro, individuali e alle attitudini lavorative del singolo” è possibile, attraverso la rilevazione degli eventi accidentali e la rilevazione degli infortuni, definire il:
- “rischio osservato: rappresentato da eventi o situazioni già osservate, calcolato stimando la pericolosità e la dannosità già manifestatasi;
- rischio atteso: il pericolo che pur presente al momento della valutazione, non è abbinato al danno ma la cui comparsa è attesa in un tempo successivo”.
Successivamente il documento affronta dei modelli di valutazione del rischio biologico. Ad esempio in ambienti in cui non si ha utilizzo deliberato di agenti biologici è possibile svolgere quattro attività:
- “monitoraggio degli infortuni riferibili a rischio biologico;
- monitoraggio dei casi di sieroconversione (per HBV-HCV-HIV) conseguente agli incidenti avvenuti;
- conoscenza dei profili sierologici del personale relativamente a HBV, HCV, HIV;
- monitoraggio microbiologico in ambiente critico (comprensivo della ricerca di legionella spp)”. Per la valutazione del rischio biologico in ambienti in cui si ha utilizzo deliberato di agenti biologici è possibile fare un:
- “monitoraggio delle attività inerenti la manipolazione volontaria degli agenti biologici;
- monitoraggio infortuni tramite registrazione dei casi di esposizione individuale e dei casi di malattia e decesso”.
Si ricorda che la valutazione del rischio biologico risulta “preliminare ad una conseguente programmazione delle misure di prevenzione e protezione, che consistono nel ridurre il più possibile i livelli di esposizione individuale e contaminazione ambientale":
- aumentando la resistenza degli individui nei confronti degli agenti biologici (buono stato di salute, vaccini);
- inattivando gli agenti infettivi con metodi fisici (calore) o chimici (disinfezione ambiente e strumenti di lavoro);
- interrompendo le modalità di trasmissione (adozione costante e sistematica di precauzioni nell’esecuzione di manovre a rischio)”.
Il documento, affronta infine i problemi della bioprotezione nei laboratori ricordando che “biosicurezza è il termine usato per descrivere norme, tecnologie e pratiche di contenimento che sono realizzate per prevenire esposizioni involontarie o fuoriuscite accidentali di agenti patogeni o tossine”.
La biosicurezza si riferisce dunque “a misure di sicurezza istituzionali e personali elaborate per prevenire perdite, furti, usi scorretti, fuoriuscite accidentali o intenzionali di patogeni o tossine”.
Servizio di Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, “Esposizione ad agenti biologici” (formato PDF, 27 kB).
Servizio di Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, “Rischio biologico nei laboratori: valutazione del rischio” (formato PDF, 1.52 MB).
Fonte: Punto Lavoro
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